april 2017


"Temperantia"

por Roberto Concas


Pablo Betti, artista, San Fernando – Argentina - 1955.
Pablo Betti artista argentino della “Temperantia”, l’arte e la virtù della pratica della moderazione, la condizione ascetica citata nell’antico testamento, indicata da Tomaso d’Acquino come “virtù cardinale” insieme a prudenza, giustizia e fortezza, ricompresa , nei cinque “precetti” di Gautama Buddha.
Pablo Betti, più spontaneamente Pablo, come Pablo Picasso, Pablo Neruda, Pablo Betti artista contemporaneo, argentino e internazionale, che fa della “Temperanza” una chiara, ma non facile, regola di vita.
È straordinario conoscere Pablo, è illuminante, sereno, ma per lui, e forse più di lui, “parlano” e raccontano le sue opere, in modo lacerante “strappate”, come intime memorie, direttamente dalle steppe argentine.
Le forme e i colori delle sue opere, diventate universali, risentono, infatti, dello stesso clima della Pampa, un luogo dove le temperature oscillano, nell’anno, tra i meno e i più trenta gradi centigradi, dove la vegetazione si compatta irrigidita per sopravvivere agli eventi, non solo del tempo.
L’arte di Pablo è diventata uno strumento, ormai “quieto”, di rappresentazione della drammaticità e della catarsi di un popolo e di uno Stato, l’Argentina, che non teme di descriversi come: “un posto in (fondo) al mondo”.
Nelle opere di Pablo prevale un pensiero collettivo di cui lui si fa interprete raffinato, “temperato”, talvolta monocromatico, come l’opera di Giotto che, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, ritrae la virtù della “temperanza” in una donna con una spada strettamente annodata tra le vesti, per non essere usata, per non offendere nessuno.
L’arte di Pablo non “offende” mai nessuno, neppure l’insegnamento e “l’etica” di quell’accademismo argentino al quale si è ribellato con sforzi “sovraumani” riconoscendone le radici e sostituendole con simboliche e sottili tracce di strade, tratturi, percorsi tortuosi, reticoli viari, segnati intorno ad arbusti bruciati dal vento, dal freddo e dal sole.
Non sono paesaggi le sue opere, sono orizzonti e visioni aeree della mente, del pensiero astratto che trova forma, colore e composizione con le stesse regole della sezione aurea, della Divina Proporzione, dell’arte espressione viva e permeante della cristianità approdata e radicata nelle Americhe dopo il 1492.
Anche i colori sono espressioni continue di un pensare e ricercare infinito, impegnativo quasi allo stremo, sino a ritrovare nell’opera compiuta una “pace interiore”, sapendo che, tuttavia, saranno gli spettatori e gli acquirenti dell’opera, i veri fruitori di questa pace visiva e materica, perché Pablo riprenderà a lavorare, a ricercare, a scoprire, è la sua “missione”.
Pablo interviene nelle sue opere con tutti i quattro elementi naturali “terra, acqua, aria e fuoco” sublimati nella quinta essenza dello “spirito” dove si raccolgono i suoi riferimenti, le sue radici e memorie, come quelle dell’acqua del Rio la Plata a Buenos Aires, del lago di Lemano a Ginevra, dove ha lavorato ed esposto in molte gallerie, il mare blu del Golfo degli Angeli a Cagliari dove lavora per sette mesi all’anno.
Pablo insegue una propria “ via della luce”, una strada già percorsa nel 1796 dal fotografo francese J.N. Niépce che impressionò, proprio a Cagliari, la prima lastra fotosensibile chiamando la tecnica “Eliografia”, grafia del sole, della luce, come i dipinti di Pablo Betti.
È necessario stare comodi mentre si osservano i dipinti di Pablo, non bisogna avere fretta ma essere rilassati, lasciare spazio all’osservazione, alla riflessione, al piacere unico e personale di apprezzare, di capire tra le righe, scoprire quel filo sottile della memoria, tracciato con un pennello zero, che nella realtà è robusto, lungo, capace di attraversare l’oceano atlantico, il mare Mediterraneo per approdare in una terra antica come la Sardegna.

Roberto Concas
Storico dell'arte

Cagliari, aprile 2017